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Maria Rosa “Rossella” Pezzino de Geronimo, “Le Stanze in Fiore”: la vita come giardino dell’anima

2025-12-02 21:26

Redazione

Le7ARTI, Interviste, rossella-pezzino-de-geronimo,

Maria Rosa “Rossella” Pezzino de Geronimo, “Le Stanze in Fiore”: la vita come giardino dell’anima

L’autrice racconta il suo romanzo tra introspezione, perdono e bellezza della rinascita

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Con il suo nuovo romanzo, Maria Rosa “Rossella” Pezzino de Geronimo offre al lettore un viaggio intimo e universale, dove la vita reale incontra la forza dell’immaginazione. 

 

Al centro del libro c’è un messaggio profondo: superare il dolore attraverso il perdono, liberarsi dai sentimenti negativi – come odio, vendetta e invidia – e riscoprire nella bellezza una via di guarigione e consapevolezza.


Un percorso che si riflette anche nel progetto artistico e umano dell’autrice, il giardino emozionale “Le Stanze in Fiore”, creato in Sicilia come spazio simbolico di rinascita e riconciliazione con la natura.

 

Nell’intervista, Maria Rosa “Rossella” Pezzino de Geronimo racconta la genesi del suo romanzo, il valore del linguaggio letterario e la profonda connessione tra arte, introspezione e libertà creativa.


Ne emerge il ritratto di una donna che ha fatto della scrittura e della natura un dialogo continuo con l’anima, trasformando la memoria in poesia e la fragilità in forza.

 

"Il mio libro è un romanzo. E' stato, infatti, contrattualizzato e pubblicato come tale. Si tratta di quello che in letteratura viene chiamato "autofiction": un genere che parte da spunti personali, da emozioni vissute, per poi trasfigurarle attraverso l'immaginazione e la creatività. Non è cronaca, non è reportage familiare. E’ letteratura".

 

 Può spiegarci meglio cosa intende per "trasfigurazione"? "Certamente. Quando scrivo, parto da un'esperienza interiore, e tendo poi a trasmetterla e a condividerla con il lettore. Ciò che con questo libro ho inteso trasmettere è l’importanza che riveste l’eliminazione dei bassi sentimenti, quali l’odio, la violenza, la vendetta, la gelosia e l’invidia, esaltando l’importanza del perdono. Perdonare aiuta a vivere meglio, a vincere il dolore, ha una funzione liberatoria, e non va visto come un ostacolo, ma come un’opportunità di crescita interiore. E questo concetto l’ho espresso anche nel mio giardino, aperto al pubblico, Le Stanze in fiore, che è il Giardino della Rinascita.

Nel mio romanzo trasmetto anche valori come la resilienza, la bellezza, il superamento dei propri limiti, il legame con la mia terra siciliana. E attorno a questi temi –a me tanto cari- ho costruito l’intera narrazione.

Ho parlato di me come esploratrice, viaggiatrice estrema, artista, amante della natura, imprenditrice, fotografa … Per arricchire la narrazione, ho inserito nel romanzo personaggi, situazioni e dialoghi puro frutto della mia fantasia. I personaggi sono creature letterarie, non fotografie di persone reali".

 

A proposito di questo, all'inizio del libro c'è una nota che avverte il lettore...

“Esatto, e ci tengo molto a sottolinearlo. Prima ancora che il lettore entri nella storia, trova un'avvertenza chiara: si tratta di un'opera di fantasia e qualsiasi somiglianza con persone reali e da intendersi come puramente casuale. Questa clausola non è una mera formalità: è un patto con il lettore, una dichiarazione d'intenti. Chi legge sa, fin dalla prima pagina, di entrare in un mondo narrativo”.

 

Parliamo dei personaggi. “Come ho già detto prima i personaggi, con le loro caratteristiche e le loro peculiarità sono tratti dalla mia fantasia. Nessun riferimento vi è a persone realmente esistite. Sono figure letterarie e non fotografie di persone reali. Preciso, in particolare, per sgomberare il campo da equivoci, che anche il personaggio “Angi”, nel romanzo indicato come mio fratello, è un personaggio assolutamente letterario, così come elaborate dalla mia fantasia sono le figure dei suoi figli”.

 

Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro? “Scrivere un libro è sempre stato un bisogno, prima ancora che un sogno. Da bambina raccoglievo ricordi come fossero frammenti di me stessa: li chiudevo in delle casse, quasi con la consapevolezza che un giorno avrei dovuto guardarli in faccia, rimetterli insieme e dare loro voce. Questo libro nasce da lì, da una memoria custodita e mai dimenticata, arricchita da episodi e personaggi frutto della mia fantasia”.

 

Il titolo della sua opera fa riferimento al giardino emozionale da lei realizzato in Sicilia. Cosa ha significato per lei impegnarsi in questo ambizioso e intimo progetto? "Questo è il secondo giardino che disegno e realizzo. Il primo l’ho costruito quando avevo 25 anni. Amo la natura, sono una viaggiatrice estrema ed ho visitato luoghi in cui la natura è sovrana e primordiale. Il giardino è per me un luogo dell’anima, non una stanza da riempire ma un mondo da scoprire. Io lo paragono al mare: una sostanza viva, profumata e intensa, in cui immergersi e uscire diversi da prima.   Trovo che sia anche un’eccezionale metafora che invita ad un viaggio introspettivo che ha il potere di fare emergere e portare in superficie la nostra parte più intima e profonda.  Costruire uno spazio verde è terapeutico ed è un incontro fra natura e immaginazione, un intreccio tra lo spazio fuori di noi e quello interno.

Un luogo che ci affascina perché ci parla, ci rispecchia e ci coinvolge ed è allegoria della corrispondenza tra il nostro esistere ed il ciclo universale della vita, in cui inseminazione, nascita, sviluppo, maturazione, avvizzimento, caduta, altro non sono che le espressioni delle nostre personali stagioni del vivere. Ecco perché ho aperto al pubblico “Le stanze in fiore”: condividere con gli altri la bellezza ed il suo enorme potere terapeutico mi rende felice. E da qui il titolo del mio romanzo".

 

Come è avvenuta la collaborazione con il suo editore? “Ho scelto il signor Burgazzi proprio perché è un editore specializzato in opere letterarie, non in cronaca o saggistica. La decisione di pubblicare il libro come romanzo è di inserire la clausola iniziale è stata condivisa e consapevole: volevamo entrambi che fosse chiaro al pubblico di trovarsi di fronte a un'opera di finzione”.

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