Si apre sotto il segno della grande letteratura il 2026 del Teatro Stabile di Catania. Alla Sala Verga, va in scena Il birraio di Preston, adattamento teatrale del celebre romanzo di Andrea Camilleri, in un allestimento che conquista per ritmo, precisione registica e qualità interpretativa.
Un omaggio alto e mai celebrativo allo scrittore siciliano, nell’anno che segna il Centenario della sua nascita, ma soprattutto una prova teatrale di rara compattezza e intelligenza scenica.
La regia di Giuseppe Dipasquale restituisce tutta la forza corrosiva della satira camilleriana, trasformando la vicenda dell’opera lirica imposta a Vigàta in una metafora lucidissima del potere, dell’arroganza burocratica e delle contraddizioni di una Sicilia sospesa tra ribellione e rassegnazione. Il risultato è uno spettacolo che diverte, ma allo stesso tempo graffia, pungola e spinge a riflettere.
A sostenere l’impianto drammaturgico è una compagnia di primo piano, che si muove con straordinaria naturalezza tra registro grottesco e umanità profonda.
In scena Edoardo Siravo, Federica De Benedittis e Mimmo Mignemi guidano il racconto con autorevolezza, imprimendo ritmo e spessore emotivo a una coralità che funziona come un’orchestra ben accordata.
Accanto a loro brillano Gabriella Casali, Pietro Casano, Luciano Fioretto, Federica Gurrieri, Paolo La Bruna, Zelia Pelacani Catalano, Valerio Santi e Vincenzo Volo, tutti capaci di dare vita a una galleria di personaggi scolpiti con ironia, precisione e un senso quasi musicale del tempo scenico.
Abbiamo incontrato i protagonisti dello spettacolo dietro le quinte, dove ci hanno raccontato il lavoro intenso e meticoloso che ha preceduto il debutto:
«Questo spettacolo – spiegano – vive sul ritmo, sulla parola, ma soprattutto sull’umanità dei personaggi. Nessuno è una macchietta: ognuno porta con sé una fragilità autentica».
L’allestimento, essenziale ma evocativo, accompagna la narrazione senza sovraccaricarla, lasciando spazio alla parola e alla gestualità. Le luci scolpiscono ambienti e stati d’animo, mentre i cambi scena sono fluidi, quasi cinematografici. La Vigàta che emerge è un luogo mentale prima ancora che geografico: un Sud ironico, contraddittorio, profondamente umano.
Nelle sue note, Giuseppe Dipasquale affida allo spettacolo una chiave di lettura sorprendentemente attuale: «La vicenda del romanzo è esemplare per raccontare oggi la Sicilia. Camilleri mette in scena l’eterna vacuità dell’azione siciliana, il dispendio esasperato di energie per moventi futili, trasformandoli in una metafora luminosa e ironica. Non più una Sicilia imprigionata nel lamento, ma una terra che sa riconoscere le proprie contraddizioni e impara finalmente a riderci sopra».
Prodotto da Marche Teatro in collaborazione con il Teatro Al Massimo di Palermo e il Teatro di Roma, Il birraio di Preston non è soltanto un omaggio letterario, è un’opera teatrale viva, necessaria, capace di dialogare con il presente senza perdere leggerezza e intelligenza.
Il Teatro Stabile di Catania inaugura così il nuovo anno con uno spettacolo che unisce memoria, satira e identità, regalando al pubblico una delle più riuscite messinscene camilleriane degli ultimi anni.
Un “classico contemporaneo” che, tra risate amare e verità scomode, ci ricorda quanto il teatro sappia ancora essere specchio lucidissimo della nostra società.











