"Ho sempre creduto che la verità fosse una creatura testarda. Puoi nasconderla, minacciarla, calpestarla. Ma prima o poi torna. Sempre".
Basterebbe questa frase, affidata alla protagonista Ada Fleres, per comprendere l'anima de "Il caso Ada Fleres", il nuovo romanzo di Nino Amadore, pubblicato da Laurana Editore nella collana Calibro 9 – Gialli & Noir. Una dichiarazione di intenti che non appartiene soltanto al personaggio, ma sembra sintetizzare l'intero percorso professionale dell'autore, da anni firma de Il Sole 24 Ore, dove ha raccontato con rigore giornalistico la Sicilia, l'economia e le dinamiche criminali.
Quello di Amadore non è il suo primo libro. È, invece, il suo primo giallo noir, una scelta narrativa che rappresenta una nuova sfida personale e professionale. Dopo una lunga esperienza nella saggistica e nel giornalismo d'inchiesta, l'autore sceglie la narrativa di genere per continuare a interrogarsi sugli stessi temi che hanno sempre caratterizzato il suo lavoro: la ricerca della verità, le zone grigie del potere e i silenzi che attraversano la società.
Una scommessa che nasce dalla voglia di mettersi alla prova, di esplorare un linguaggio diverso senza tradire il proprio sguardo sul mondo. Perché, in fondo, il noir diventa un altro modo per raccontare la realtà.
La storia prende forma in una Palermo estiva, luminosa e allo stesso tempo inquieta. Una città che non è soltanto lo scenario dell'indagine, ma diventa essa stessa protagonista. Le sue strade, i vicoli, i palazzi del centro storico e le relazioni che li attraversano costruiscono un paesaggio morale nel quale convivono memoria, contraddizioni e verità scomode.
Tutto comincia con la morte di Ada Fleres, bibliotecaria e giornalista investigativa, trovata senza vita nel suo appartamento di via Maqueda. Una scena apparentemente chiusa, senza spiegazioni immediate, che porterà l'ispettore Luca Bianchi a intraprendere un'indagine destinata a scavare ben oltre le apparenze.
Amadore costruisce così un noir che rispetta i meccanismi del genere, ma li arricchisce con la sensibilità di chi ha trascorso una vita a raccontare i fatti. L'indagine diventa il filo conduttore di una riflessione più ampia sulla verità, sul potere, sul peso del silenzio e sulla capacità di una città di custodire, insieme, bellezza e oscurità.
Proprio di questo, ma anche del passaggio dal giornalismo alla narrativa, del rapporto tra cronaca e finzione e della costruzione dei personaggi, abbiamo parlato con Nino Amadore in una lunga e intensa intervista video.
Una conversazione autentica, ricca di spunti, nella quale l'autore racconta il percorso che lo ha portato a scrivere il suo primo giallo noir, il legame con Palermo, la nascita dell'ispettore Luca Bianchi e il significato profondo di quella frase"La verità è una creatura testarda...".
Ne emerge il ritratto di uno scrittore che continua a fare ciò che ha sempre fatto da giornalista: cercare la verità. Cambiano gli strumenti, cambia il linguaggio, ma resta immutata la curiosità di indagare l'animo umano e le sue contraddizioni.











