
Il lenzuolo bianco fissato al muro che si accende nel buio di un cortile, il rumore delle sedie di ferro colorato ordinatamente allineate, il profumo di gelsomino. Un’immagine che più di tutte fotografa l’estate catanese, una di quelle resistenze culturali che sopravvivono nonostante i tempi, i (famelici) centri commerciali e la cronica miopia delle amministrazioni locali.
Le arene cinematografiche all'aperto a Catania sono, da decenni, veri e propri presidi di socialità in una città che d’estate, storicamente, tende a svuotarsi verso i paesi etnei o a blindarsi nei lidi.
Eppure, l’offerta del cinema sotto le stelle quest’anno si trova nuovamente a fare i conti con i soliti paradossi all’ombra del Liotru: da un lato la puntualità degli affezionati, dall'altro la solitudine degli operatori privati, lasciati a navigare a vista tra burocrazia e zero incentivi.
Mentre in altre città d'Italia i cinema all'aperto vengono integrati in veri e propri piani di riqualificazione urbana, a Catania la mappa delle arene resiste solo grazie all'eroismo di pochi storici gestori.
Il baluardo di via Vanasco
Situata nel cuore pulsante della città, in via Vanasco 10, l’Arena Argentina è un miracolo di acustica e atmosfera incastonato tra le mura dei palazzi del centro fin dal 1945. Dietro le quinte, un mix di personalità impegnate, da Alberto Sorrentino (programmazione) a Daniele Gaudioso (presidente), Claudia Valle (amministrazione), Fabio Gaudioso e Tino Cutugno, che si occupano della promozione di iniziative, in qualità di soci responsabili dell’hub progettuale dell’arena.
Tino, con cui abbiamo parlato, segue la gestione della struttura dal lontano 1983; prima con la cooperativa Azdak e, dal 2007, sotto l'insegna Cinestudio. Quella di Cutugno è la voce di chi conosce i bulloni e i sacrifici che stanno dietro a ogni singola proiezione, e il suo sfogo fotografa una situazione drammatica: “Siamo di fronte alla difficoltà di una sala abbandonata sia dallo Stato che dalla Regione, oltre che dalla distribuzione. A Catania c’è una realtà cinematografica molto vivace, ma che viene regolarmente trascurata in quanto fuori dai giri dei grandi guadagni”.
Il paradosso della distribuzione a "dittatura" e i fondi fantasma
Il nodo principale risiede in un sistema cinema che sembra fatto apposta per strangolare i piccoli esercenti. Nonostante i tentativi di boccata d'ossigeno, come il credito d'imposta e alcuni finanziamenti regionali in corso, il problema strutturale rimane.
“C’è una politica della distribuzione cinematografica che definirei a dittatura” denuncia Cutugno. “Anche se il mercato è cambiato radicalmente con l'avvento delle piattaforme streaming, non è pensabile che i costi della distribuzione siano rimasti per noi gli stessi di quando c’era la vecchia pellicola da trasportare. Questo squilibrio economico si riflette, purtroppo, sulla scomparsa di tantissime sale storiche negli anni”.
Il dito è puntato anche contro la gestione dei fondi pubblici in Sicilia, dove si preferisce lo sfarzo dei grandi eventi spot alla cura quotidiana del territorio. “C’è una fitta rete di associazioni e circoli che purtroppo non viene valorizzata, a differenza degli investimenti regionali che vengono canalizzati sulla Film Commission. Inoltre, i finanziamenti che vengono erogati dalla Regione arrivano solo a fine anno, cosa che pone dei paletti non trascurabili.
La proposta che arriva da via Vanasco: “Sarebbe il caso di fare un referendum, mettendo assieme i vari fondi, da quelli per i festival a quelli che la Film Commission destina alle località cinematografiche, per capire finalmente come rafforzare l’intera filiera. Altrimenti i cinema chiuderanno definitivamente".
Un'economia sul filo del rasoio e il programma di quest'anno
Se l'Arena Argentina riesce ancora a tenere il proiettore acceso, è sia perché è una realtà piccola sia per la sua offerta culturale introvabile altrove. “La nostra capacità di resistenza dipende dal fatto che siamo piccoli e dalla tipologia della nostra offerta”, spiega Cutugno. “Non proponiamo solo i film commerciali già in circolazione.
Con la rassegna Cinestudio portiamo a Catania i film dei grandi festival internazionali che non si trovano usualmente in sala, proiettiamo pellicole in lingua originale con i sottotitoli e, negli ultimi anni, abbiamo avviato un approfondimento sul cinema dell'America Latina.
Ci siamo concentrati sul Brasile e adesso stiamo pensando a focus su Venezuela, Colombia o Cile. Ma parliamo comunque di economie sul filo del rasoio”.
Un equilibrio precario, ma che non frena la passione. Per la stagione in corso, l'Arena Argentina ha messo in piedi un cartellone che contiene un omaggio a Marilyn Monroe, la riproposizione dei film della stagione invernale che hanno ricevuto il maggiore gradimento da parte del pubblico e, fedele alla sua vocazione internazionale, una rassegna latinoamericana con 4 film dedicati al cinema brasiliano.
Un patrimonio da difendere
L’Arena Argentina rappresenta un modello di ciò che Catania potrebbe essere. Una città capace di valorizzare i propri spazi storici per continuare a esprimere la propria essenza culturale.
Chi gestisce questa realtà fa miracoli ogni sera per offrire un servizio impeccabile, ma il privato non può essere lasciato solo a combattere contro i giganti della distribuzione e la burocrazia sorda della Regione.
Comprare un biglietto all'Arena Argentina non significa solo godersi una serata a cielo aperto, ma preservare un pezzo di storia e far sì che non venga spento per sempre.










