
In un momento in cui l’arte del teatro, poesia, musica, danza e cinema sembrano essere state messe ‘’da parte’’, ecco che con grande meraviglia il FIC (focolai d’infezione creativa) è stato, e continua ad essere, in grado di consolidare perfettamente la sua identità artistica, grazie ad eventi e spettacoli sparsi in giro per la città.
I volti protagonisti non sono stati solamente quelli degli attori, ma anche delle persone che si trovano dietro le quinte e, senza le quali, tutto questo non sarebbe possibile. Con SudArte siamo andati a trovare alcuni studenti del biennio di Cinema e di Arti Tecnologiche dell’Accademia di Belle Arti di Catania, che stanno svolgendo il loro tirocinio in questa settima edizione del festival. Ci hanno raccontato la loro esperienza che noi vogliamo condividere così:
Alberto Vecchio racconta il suo percorso partendo da un sentimento di gratitudine verso l’Accademia di Belle Arti di Catania e il Teatro Stabile, che hanno reso possibile un’opportunità concreta di formazione sul campo. Studente del corso di Cinema e Arti e tecnologie digitali, descrive il FIC come un festival capace di abbracciare tutte le arti visive contemporanee – dal teatro alla musica, dalla danza al cinema – e, allo stesso tempo, di valorizzare spazi simbolici della città come Palazzo Biscari e Palazzo Platamone.
Nel suo ruolo, ha affiancato il Teatro Stabile nella documentazione delle attività, tra cui le consultazioni poetiche, vivendo un’esperienza immersiva fatta di riprese, collaborazione e confronto con professionisti del settore. Ma è soprattutto l’aspetto tecnico e umano a segnare il suo racconto: la gestione degli imprevisti, la tensione della diretta, la necessità di essere sempre pronti a cogliere l’attimo. Una dimensione completamente diversa rispetto alla produzione programmata di un video, che gli ha permesso di comprendere quanto il lavoro sul campo richieda prontezza, intuito e capacità di adattamento. Un tirocinio che, sottolinea, gli ha consentito di apprendere ciò che solo l’esperienza diretta può insegnare, entrando in contatto con tutte le figure che animano il Teatro Stabile, dal direttore artistico all’ufficio stampa, fino ai social media manager e ai videomaker.
Adriana Abate, studentessa del biennio di cinema, restituisce un racconto che intreccia organizzazione, scoperta e coinvolgimento personale. Grazie al tirocinio, ha partecipato attivamente alla gestione degli eventi del festival, muovendosi tra alcuni dei luoghi più significativi di Catania: dal Palazzo della Cultura al Monastero dei Benedettini, fino a Palazzo Biscari.
Per lei, l’esperienza non si è limitata alla documentazione, ma ha rappresentato un’immersione nel “dietro le quinte” dello spettacolo: la gestione degli spazi, il lavoro di squadra, le dinamiche organizzative che il pubblico spesso non vede. Un percorso che le ha permesso di sviluppare competenze trasversali tra fotografia e video, rafforzando al tempo stesso la propria consapevolezza professionale.
Tra i momenti più intensi, emerge il ricordo delle consultazioni poetiche, incontri intimi e suggestivi con gli attori del Théâtre de la Ville di Parigi.
In queste “sedute”, racconta, l’attore – o “medico” – costruisce un dialogo delicato e profondo con lo spettatore, fino a restituirgli una “prescrizione poetica”. Abate descrive con emozione il suo incontro, fatto di domande indirette, riflessioni personali e una lettura intensa della canzone “Sogna ragazzo sogna” di Roberto Vecchioni. Un momento che l’ha toccata profondamente, portandola a riflettere su sé stessa e sul proprio modo di essere.
Giulia Mazzaglia, 22 anni, sottolinea invece il valore emotivo e narrativo dell’esperienza. Dopo una fase iniziale di preparazione e coordinamento con i responsabili del tirocinio, si è ritrovata immersa in un calendario fitto di eventi, distribuiti nei luoghi più iconici della città: da Piazza Duomo al Teatro Verga, passando per il Palazzo Platamone e il Monastero dei Benedettini.
Il suo ruolo, racconta, è stato quello di osservare e catturare: dettagli, movimenti, espressioni, reazioni. Un lavoro di documentazione che va oltre la semplice registrazione e diventa interpretazione dell’animo umano. È proprio questa dimensione a colpirla maggiormente: la possibilità di raccontare, attraverso immagini e video, l’emozione degli spettacoli e la partecipazione del pubblico.
Accanto alla fase di ripresa, evidenzia anche il lavoro di post-produzione, dalla selezione degli scatti al loro invio per l’archivio del Teatro Stabile, fino alla prospettiva di realizzare un documentario che possa restituire l’essenza del festival anche a chi non ha potuto viverlo direttamente.
Grazie a questi racconti, ci auguriamo che l’arte, in tutte le sue forme, possa continuare a vivere per le strade di Catania, e che ci siano giovani talenti contribuiscano a questa continua divulgazione, scattando foto e realizzando video per mantenere la memoria di questo straordinario evento.










