Un sombrero cordobes, una mezza maschera e un mantello nero evocano simultaneamente nelle nostre menti una sola immagine: Zorro, la “Volpe”, traducendo la parola originale dallo spagnolo. Lo spadaccino vendicatore con il volto coperto e una doppia identità, che è stato capace di attraversare i secoli passando dalla letteratura al cinema fino a raggiungere i teatri incantando le nuove generazioni.
Una volta di più al Teatro Ambasciatori di Catania, in “Zorro, il coraggio dell’Amore”.
Nato dalla penna di Johnston McCulley nel 1919, il cavaliere della California spagnola è considerato a tutti gli effetti il predecessore di un altro “cavaliere”: Batman. L’alter ego mascherato, il rifugio nascosto, la mission di giustiziere, il fido aiutante, il cavallo Tornado da un lato, la Batmobile dall’altro, sono solo alcuni degli elementi che accomunano i due eroi. Diversi i registi del Pipistrello che hanno dichiarato di essersi ispirati a Zorro, nonché gli stessi creatori.
Lo spettacolo musicale del Centro Studi Artistici, domenica scorsa, ha calato il pubblico in un legame profondo tra realtà e palcoscenico, portando con sé un carico emotivo e artistico unico. A vestire i panni di Don Diego de la Vega, il nobiluomo dietro la cui figura si cela Zorro, è stato Diego Cannavò, figlio del regista Carmelo, con il quale ha messo le mani in pasta sin dall’inizio nella realizzazione del personaggio, delle scene, collaborando inoltre alla creazione delle musiche originali con il musicista e compositore Michele Romeo.
Diego ha raccontato a Sud Press che non a caso ha lo stesso nome del protagonista. Il padre Carmelo ha sempre amato il personaggio di Diego/Zorro e sin da piccolo gli ha trasmesso questa passione. Cresciuto tra lezioni di scherma e racconti sul giustiziere, l’attore non si è limitato a portare in scena una storia ma ha dato respiro a “un piccolo sogno” antico.
Al suo fianco, nel ruolo della temeraria Consuelo, la coprotagonista Roberta Torre, attrice del Centro Studi Artistici, che insieme a Diego e al resto della compagnia si è spesa per rendere attuali i personaggi, preservandone il fascino storico ma avvicinandoli, allo stesso tempo, a una sensibilità più giovane.
In tema di sensibilità contemporanea, la messinscena si fa portatrice di una visione pensata per i più piccoli. Il regista Carmelo Cannavò, direttore e fondatore del Centro Studi Artistici, ha spiegato a Sud Press che nella scrittura della commedia si è posto l’intento di parlare a un pubblico (anche) non adulto, per consegnare un messaggio contro i soprusi di qualunque generr e età.
Tra le coreografie di Rossella Madaudo e i costumi di Salvo Manciagli, questa versione di Zorro eclissa, per così dire, l’eroicità per mettere al centro il coraggio come atto quotidiano, come recita l’epilogo della commedia: “Zorro è chiunque trovi il coraggio di non avere più paura”.











