Una marcia, un atto poetico e politico. Un flash mob che attraversa lo spazio urbano per restituire voce a un quartiere e alle sue ferite. È questo il senso dell’iniziativa presentata da Daniele Ninarello, coreografo, e Mariella Popolla, sociologa dell’Università di Genova, realizzata nell’ambito del progetto Trame di Quartiere in collaborazione con Interculture.
Il percorso prende avvio dalla ex piazza Santo Spirito – oggi piazza Turi Ferro – e si addentra nel quartiere di San Berillo, coinvolgendo i partecipanti di un laboratorio intensivo che ha unito ricerca artistica e riflessione sociale. Non si tratta di una semplice performance, ma di un processo collettivo costruito giorno dopo giorno, in cui i corpi diventano strumenti di narrazione e trasformazione.
«L’idea – spiega Popolla – è restituire al quartiere e alla cittadinanza un’esperienza che parte dalle ferite, individuali e collettive, per trasformarle in una forma di protesta gioiosa, capace di generare cambiamento condiviso». Una protesta, dunque, che non si esprime attraverso lo scontro, ma attraverso il movimento, la presenza, la relazione.
La coreografia partecipata, un invito alla comunità
Alla base del lavoro non c’è una coreografia imposta, ma un processo partecipativo. Ninarello chiarisce: «Il lavoro nasce dalle storie dei partecipanti, dalle loro memorie, dalle immagini che emergono nel confronto». Il ruolo del coreografo, quindi, non è quello di dirigere, ma di facilitare, di accompagnare un processo creativo che appartiene prima di tutto ai partecipanti.
A rafforzare il quadro progettuale interviene Maria Chiara Salmeri, responsabile della progettazione culturale di Trame di Quartiere e referente dell’iniziativa: «Questo progetto si inserisce all’interno di un programma più ampio, finanziato dal Ministero della Cultura, che si intitola Spazi creativi di narrazione verso un centro culturale di comunità». Salmeri sottolinea anche il valore politico dell’azione: «Oggi è fondamentale protestare, soprattutto in un contesto come San Berillo, dove spesso le voci non vengono ascoltate e si percepisce un forte senso di abbandono, anche da parte delle istituzioni. Questa protesta vuole essere un modo per farsi sentire, per dare spazio alle istanze del quartiere attraverso una formula creativa e artistica».
La protesta creativa che dà voce al quartiere
Il lavoro laboratoriale ha portato alla creazione di veri e propri tableau vivant: immagini corporee costruite dai partecipanti, ognuna espressione di una protesta personale tradotta in gesto e postura.
A offrire uno sguardo curatoriale sul progetto è Valerio Verzin, che insieme all’Associazione Interculture e in collaborazione con Trame di Quartiere ha contribuito a costruire il percorso: «Ci siamo interrogati su cosa significhi oggi protestare e se esista ancora qualcosa per cui valga la pena farlo. San Berillo è apparso subito come un contesto emblematico: una periferia nel cuore della città, un luogo denso di storie e corpi straordinari». Una protesta, dunque, non violenta ma creativa, capace di unire le diverse anime del progetto, inserito nel programma “Assaggi di Primavera” del festival Teatri Riflessi.
La marcia diventa così un attraversamento simbolico e reale: del quartiere, delle storie personali, delle possibilità di cambiamento. Un gesto artistico che si fa anche gesto politico, capace di ridefinire lo spazio pubblico e il modo in cui lo si abita.
In un contesto spesso segnato da marginalità e trasformazioni complesse, iniziative come questa dimostrano come l’arte possa diventare strumento di connessione, consapevolezza e rigenerazione. Non solo spettacolo, dunque, ma esperienza viva, condivisa, capace di lasciare un segno nel tessuto sociale.











