Il Teatro Angelo Musco di Catania, per una sera, ha cambiato pelle. Non più solo palcoscenico, ma luogo di immagini, memoria e racconto, fino a sembrare quasi uno schermo acceso, capace di restituire al pubblico la sensazione di essere davanti a una televisione che prende vita dal vivo.
È in questa atmosfera sospesa tra teatro e visione che è stato presentato “Per quattro piante di marijuana sul balcone”, il libro di Walter Croce. Un incontro che ha superato i confini della classica presentazione per trasformarsi in un vero viaggio dentro la storia della televisione italiana, tra ricordi, aneddoti e suggestioni che scorrevano come sequenze di un racconto visivo.
Croce non è un autore qualunque. È figlio e nipote di una tradizione, terza generazione di lavoratori del mondo televisivo, cresciuto tra studi, regie, prove e dirette. Un uomo che la televisione non l’ha solo osservata, ma l’ha vissuta dall’interno, respirandone i cambiamenti e le trasformazioni.
Il suo libro si definisce, non a caso, un “racconto televisivo”. Non un semplice romanzo, ma una narrazione che si muove come una sceneggiatura, fatta di sequenze, dialoghi, ricordi che si accendono come fari su un’epoca irripetibile: quella della televisione degli anni ’70, ’80 e ’90.
A moderare l’incontro è stato Salvo La Rosa, volto noto del giornalismo e della televisione siciliana, capace di accompagnare il pubblico dentro un racconto che ha alternato leggerezza e profondità. Accanto all’autore, gli interventi di Francesco Bellomo, regista e produttore teatrale, e di Michele Truglio, autore e regista, hanno contribuito a restituire il senso di un’opera che parla di mestiere, ma soprattutto di vita.
A dare voce alle pagine del libro è stata l’attrice Emanuela Pistone, con letture intense e partecipate. Un nome che riporta direttamente a un’altra stagione della televisione: e proprio lei, infatti, fu scelta nel celebre programma “Gran Premio”, condotto dal nostro Pippo Baudo, uno dei format televisivi di grande popolarità negli anni ’80, che rappresentava un trampolino di lancio per nuovi volti e talenti. Un dettaglio che non è secondario, ma che restituisce il filo rosso che lega generazioni diverse di artisti e professionisti del piccolo schermo.
E proprio di televisione, quella vera, fatta di umanità prima ancora che di audience, parla Walter Croce. Tra le pagine emerge anche il volto più autentico di Pippo Baudo, icona indiscussa della TV italiana, raccontato non come personaggio, ma come uomo. Un ritratto lontano dai riflettori, fatto di consigli, di mestiere e di quella capacità rara di intuire il cambiamento prima degli altri.
Il libro diventa così una lente attraverso cui osservare un’epoca in cui la televisione costruiva immaginari, creava comunità, segnava il tempo delle famiglie italiane. Un passato che non è nostalgia, ma radice. Perché capire da dove si viene è l’unico modo per comprendere davvero dove si sta andando.
E allora il valore di questo racconto non sta solo nella memoria, ma nella sua capacità di parlare al presente. In un tempo in cui tutto cambia velocemente, Croce ricorda – con delicatezza e lucidità – che il cambiamento non è un’opzione, ma una necessità.
Lo diceva anche Pippo Baudo, rivolgendosi a lui con quella confidenza che solo i grandi maestri sanno concedere: “Cambia sempre, Walterone. In questo nostro mestiere, se non cambi in continuazione, alla fine cambieranno te.”












