
Non è solo una rappresentazione teatrale, ma un rito collettivo che unisce fede, tradizione e identità popolare. Ogni anno, nel giorno di Pasqua, la città di Adrano si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per ospitare la “Diavolata”, uno degli eventi più suggestivi e simbolici della Settimana Santa siciliana.
Si tratta di un dramma sacro, scritto da Don Anselmo Laudani, tra il 1752 e il 1754 e mette in scena, una lotta simbolica tra bene e male, tra angeli e demoni, culminando con l’annuncio della Resurrezione di Cristo.
Uno spettacolo tra sacro e popolare
La “Diavolata” è strutturata come un vero dramma teatrale all’aperto. I protagonisti sono i diavoli, figure sceniche imponenti e spettacolari, che si muovono tra il pubblico con costumi elaborati, movimenti coreografici e dialoghi recitati in chiave popolare. Lucifero, Belzebù, Astarot, la Morte (vestita da scheletro), l'Umanità (un'anima) e l'Arcangelo Michele. I diavoli vestiti di rosso cercano di dannare l'anima, ma l'Arcangelo Michele trionfa costringendoli a dire “Viva Maria”.
Il momento centrale dello spettacolo infatti, è proprio lo scontro tra Michele e Lucifero, una scena carica di tensione simbolica che rappresenta la sconfitta definitiva del male. A seguire si svolge l’“Angelicata”, seconda parte della rappresentazione, in cui gli angeli annunciano la resurrezione di Cristo, portando il messaggio di speranza e salvezza.
Il significato religioso: dalla tentazione alla redenzione
Al di là dell’aspetto scenografico, la Diavolata custodisce un messaggio profondamente religioso. Il racconto mette in scena il dubbio, la ribellione e la caduta, incarnati dai diavoli, per poi condurre lo spettatore verso la vittoria del bene. È una rappresentazione che parla di fede in modo diretto, accessibile, quasi viscerale. Il male è presente, forte, persino seducente, ma viene sconfitto. La resurrezione di Cristo non è solo un evento narrato, ma il punto di arrivo di un percorso che passa attraverso la prova e il conflitto.
In questo senso, la Diavolata diventa una catechesi popolare: racconta la Pasqua non solo come festa, ma come passaggio, trasformazione, rinascita.
Un rito identitario per la comunità
Lo spettacolo non è affidato a compagnie esterne, ma nasce dal coinvolgimento diretto della comunità locale. A rendere ancora più forte questo legame è la tradizione, profondamente radicata, di tramandare i ruoli di generazione in generazione. Molti dei partecipanti, in particolare gli interpreti dei personaggi principali come Lucifero, Belzebù, Astaroth e la Morte, portano in scena un’eredità familiare, seguendo le orme dei propri padri o di altri parenti che, negli anni, hanno ricoperto gli stessi ruoli.
Questo passaggio simbolico di testimone contribuisce a rafforzare il valore identitario della Diavolata, trasformandola in qualcosa che va oltre la rappresentazione teatrale: un momento di appartenenza collettiva, in cui la fede si intreccia con la memoria, la tradizione e la cultura popolare del territorio.
Un messaggio attuale
In un tempo così fragile e incerto, come quello che stiamo vivendo, il messaggio della Diavolata mantiene una forte attualità. La rappresentazione ricorda che il male esiste, ma non è l’ultima parola. La Pasqua, nella sua essenza, è proprio questo: la possibilità di una rinascita. Adrano, attraverso questa tradizione, continua a raccontare una storia antica con un linguaggio immediato, capace di parlare ancora oggi alle persone. Una storia che mette al centro la fede, ma anche la speranza e la responsabilità individuale di scegliere, ogni giorno, da che parte stare.










