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“La Città delle Amazzoni” conquista il Metropolitan: un musical potente da vivere tutto d’un fiato

2026-03-24 05:00

Elisa Petrillo

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“La Città delle Amazzoni” conquista il Metropolitan: un musical potente da vivere tutto d’un fiato

Due ore che scorrono tutte d’un fiato, tra suggestioni epiche e vibrazioni contemporanee, con una potenza narrativa

Non è solo uno spettacolo, è un’esperienza che si attraversa, quasi si abita. “La Città delle Amazzoni” di Poetica Produzioni, andata in scena al Teatro Metropolitan di Catania, si impone come un kolossal emotivo e visivo capace di avvolgere lo spettatore dall’inizio alla fine, senza concedere respiro.

 

L’opera musical, le cui musiche originali sono firmate da Franco Lazzaro e Airam, le liriche da Andrea Tomaselli, la regia di Alessandro Incognito e le coreografie di Erika Spagnolo, è un viaggio mozzafiato tra la forza indomita delle guerriere in lotta con il Popolo del Mare e il richiamo del cuore, capace di conquistare e coinvolgere migliaia di spettatori.

 

Ma dentro questa potenza scenica, fatta di ritmo, immagini e interpretazioni intense, emerge con forza anche un messaggio più profondo: quello dell’amore come scelta, della pace come conquista. Uno spettacolo che, attraverso il conflitto e la lotta, racconta in realtà il bisogno universale di riconciliazione, di equilibrio, di umanità condivisa. È proprio in questo contrasto tra guerra e sentimento, tra forza e fragilità, che “La Città delle Amazzoni” trova la sua anima più autentica: ricordandoci che, oltre ogni scontro, resta sempre la possibilità di scegliere la comprensione, il dialogo e, soprattutto, l’amore.

 

Due ore che scorrono tutte d’un fiato, tra suggestioni epiche e vibrazioni contemporanee, con una potenza narrativa che riesce a rendere il pubblico parte integrante della storia.

 

Uno degli elementi più sorprendenti è senza dubbio l’impianto scenografico multimediale, ideato da Alessandro Incognito e realizzata da Bottega Fantastica. Le scenografie, mobili e in continua trasformazione, dialogano con il video mapping creando ambienti immersivi che mutano sotto gli occhi dello spettatore: foreste, battaglie, spazi simbolici prendono vita in una fusione perfetta tra tecnologia e teatro. Non si tratta di semplice supporto visivo, ma di un vero linguaggio che amplifica emozioni e ritmo, contribuendo a costruire un’esperienza totalizzante.

 

È proprio questa combinazione a generare un effetto raro: il pubblico non resta spettatore passivo, ma viene trascinato dentro l’azione, quasi chiamato a scegliere, a sentire, a combattere insieme ai personaggi. La sensazione è quella di trovarsi dentro il mito, di respirarne i conflitti, le tensioni, le passioni.

 

Al centro di tutto i protagonisti. Laura Sfilio, nei panni di Atandra, regina delle Amazzoni, è semplicemente magnetica. La sua interpretazione va oltre la presenza scenica – già imponente – e si traduce in una forza espressiva capace di attraversare ogni registro emotivo. Atandra diventa carne e spirito, potere e vulnerabilità, e Sfilio riesce a restituire ogni sfumatura con una precisione che emoziona profondamente.

 

Accanto a lei, Alessandro Incognito nel ruolo di Laiol costruisce un personaggio altrettanto potente e complesso. Il suo comandante non è solo un leader, ma un uomo attraversato da dubbi, tensioni interiori e trasformazioni. La sua interpretazione è intensa, stratificata, capace di restituire un equilibrio perfetto tra forza e introspezione.

 

Ma ciò che davvero colpisce è la chimica tra i due: il confronto tra Atandra e Laiol supera la dimensione del semplice scontro scenico e diventa un dialogo emotivo continuo, un campo di forze che tiene lo spettatore sospeso. I loro incontri sono tra i momenti più alti dello spettacolo, carichi di tensione, attrazione e significato.

I personaggi, nel loro insieme, vivono, pulsano, si impongono nella memoria dello spettatore.  Ed è proprio questa intensità a rendere “La Città delle Amazzoni” un’esperienza che resta, che emoziona, che coinvolge profondamente.

 

A completare il quadro, un cast corale di assoluto valore. L'opera vanta un cast d’eccellenza e una direzione corale curata da Lilla Costarelli.

 

Francesca Pulvirenti, nel ruolo di Krina, non è semplicemente l’antagonista, è una presenza scenica che incide, graffia, lascia un segno. La sua interpretazione si distingue per intensità e profondità, riuscendo a dare al personaggio una dimensione che va oltre il classico ruolo della “nemica”.

Krina, grazie alla sua interpretazione, diventa forza oscura ma anche umanità complessa, tensione emotiva e carisma.

 

Con lei, Antonella Leotta (Asteria), Maria Cristina Litrico (Cleta), Ornella Foti (Kolai), Giulia Fassari (Talestri), Carmelo Gerbaro (Cleomene), Grace Previti (Sira), Roberta Adelini (Aura). Nel popolo delle Amazzoni: Noemi Carpinato (Deianira), Roberta Spampinato (Bremusa), Alba Donsì (Melanippe), Giordana Vitaliti (Tecmessa), Giuliana Giammona (Marpesia), Giorgia Morana (Mirina), Elisa Laudani (Alcibia), Gabriella Caruso (Derimacheia), Giada Minissale (Lisippa), Martina Calcagno (Climene). Nel Popolo del Mare: Dario Castro (Kiros), Adriano Fichera (Teseo), Alessandro Chiaramonte (Milo), Lorenzo Cristofaro (Leandro), Daniele Caruso (Otis), Fausto Monteforte (Febo).

 

 Completano l'eccellenza visiva i preziosi costumi di Rosy Bellomia, le luci del light designer Pietro Locicero il video mapping di Andrea Ardizzone e il trucco/parrucco di Alfredo Danese. Maestro d’armi Fabio Spampinato

 

A rendere ancora più significativo il progetto è anche il suo valore sociale, con il coinvolgimento di varie associazioni impegnate nella tutela e nel sostegno delle donne, rafforzando il messaggio dell’opera e trasformando il teatro in uno strumento concreto di consapevolezza e solidarietà.

 

Un musical che non si limita a essere visto, ma che si vive. E che, una volta terminato, lascia addosso la sensazione di aver preso parte a qualcosa di più grande

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